Olá, eu sou benei
Ver o meu perfil


voti

30
apr 2009
by benei


Auspica che "o" voti "


Bene, prima che si desidera che l'amore e l'amore, è anche amato,
E questo non è il caso, è presto per dimenticare e ricordare, nessun rammarico negozio.
Mi auguro quindi che non è solo, ma in tal caso, essere consapevoli, senza disperazione.

Spero, inoltre, si hanno amici e che, anche cattive e illogico, ad essere coraggiosi e fedeli,
E che almeno uno ci si può fidare, confidando che, senza dubbio della sua fiducia.
E perché la vita è così, ma si desidera nemici, o molti, o pochi,
ma l'esatta misura in cui, talvolta, si parla di loro certezze.
E che tra loro vi è almeno uno che sia giusto, in modo che non si sentono troppo sicuri.

Desiderio, poi si sono utili, ma non insostituibile utile, ma piuttosto utile.
E che, in cattivo tempo, quando è niente, è abbastanza utile per mantenere l'alto.

Sempre che vi chiedo di essere tolleranti, gli errori che non solo perché è facile,
ma con quel tanto e irrimediabilmente sbagliato, e che la tolleranza, per non trasformare in un applauso a permissiva o,
Quindi, che fare un buon uso di esso, è anche un esempio per gli altri.

Mi auguro che lei, essendo giovani, non troppo veloce e matura, maturi, non insistere ringiovanire
E, essendo vecchio, non impegnati in disperazione.
Perché ogni età ha la sua gioia e il suo dolore
E dobbiamo lasciarli correre dentro di noi.

Vorrei firmare, si sono triste, ma non tutto l'anno, o in un mese, molto meno di una settimana,
Ma solo per un giorno. Ma in questo giorno di tristezza, si scopre che ogni giorno è una buona risata,
risate è secco e le solite risate costante è insano.

Mi auguro che si trova con la più urgente, e nonostante, soprattutto,
Forse ora, ma, se possibile, domani mattina, che ci sono oppressi, torto e infelice,
Sono intorno a loro, perché suo padre ha accettato di vivere con loro.
E rimangono intorno ai loro figli, se si trova l'inevitabile coesistenza.

È ancora desidera un animale domestico gatto, un cane che gli alimenti e ascoltare almeno una João-de-costruzione di fango
il suo trionfale matin;
Perché si sente bene niente.

Mi auguro inoltre che si pianta un seme, ma è ridicolo, e traccia la sua crescita giorno per giorno,
in modo da sapere quante vite è un albero.

Il desiderio, invece, si hanno i soldi, perché dobbiamo essere pratici.
E almeno una volta l'anno, si mette una parte di fronte a lui e dire:
"Questo è il mio." Giusto per essere chiari, che chi possiede.

Sempre che vi chiedo di essere frugale, non del tutto frugale,
non ossessionato frugale, ma di solito frugale.
Frugalità, ma che non impedisce di abuso quando l'abuso è necessario.

Spero inoltre che nessuno dei suoi affetti morire, per lui e per lei,
Ma che sta morendo, si può piangere senza colpa e senza soffrire whining.

Desidero, infine, che sia femmina, si dispone di un buon uomo,
Che cosa è l'uomo, hanno una buona donna.
E se l'amore oggi, domani, poi il giorno dopo, di nuovo,
E ancora, a partire da adesso fino alla fine del prossimo anno,
E quando sono esauriti e sorridente, devono ancora fare l'amore.

E se accade solo, non ho nulla di più per desiderio.




Vota este artigo



"Anche senza navi e senza direzione,
senza onde e sabbia,
C'è sempre un bicchiere di mare
navigare per un uomo. "





 
1 La gloria di colui che tutto move
2 per l'universo penetra, e risplende
3 in una parte più e meno altrove.

4 Nel ciel che più de la sua luce prende
5 fu' io, e vidi cose che ridire
6 né sa né può chi di là sù discende;

7 perché appressando sé al suo disire,
8 nostro intelletto si profonda tanto,
9 che dietro la memoria non può ire.

10 Veramente quant'io del regno santo
11 ne la mia mente potei far tesoro,
12 sarà ora materia del mio canto.

13 O buono Appollo, a l'ultimo lavoro
14 fammi del tuo valor sì fatto vaso,
15 come dimandi a dar l'amato alloro.

16 Infino a qui l'un giogo di Parnaso
17 assai mi fu; ma or con amendue
18 m'è uopo intrar ne l'aringo rimaso.

19 Entra nel petto mio, e spira tue
20 sì come quando Marsia traesti
21 de la vagina de le membra sue.

22 O divina virtù, se mi ti presti
23 tanto che l'ombra del beato regno
24 segnata nel mio capo io manifesti,

25 vedra'mi al piè del tuo diletto legno
26 venire, e coronarmi de le foglie
27 che la materia e tu mi farai degno.

28 Sì rade volte, padre, se ne coglie
29 per triunfare o cesare o poeta,
30 colpa e vergogna de l'umane voglie,

31 che parturir letizia in su la lieta
32 delfica deità dovria la fronda
33 peneia, quando alcun di sé asseta.

34 Poca favilla gran fiamma seconda:
35 forse di retro a me con miglior voci
36 si pregherà perché Cirra risponda.

37 Surge ai mortali per diverse foci
38 la lucerna del mondo; ma da quella
39 che quattro cerchi giugne con tre croci,

40 con miglior corso e con migliore stella
41 esce congiunta, e la mondana cera
42 più a suo modo tempera e suggella.

43 Fatto avea di là mane e di qua sera
44 tal foce, e quasi tutto era là bianco
45 quello emisperio, e l'altra parte nera,

46 quando Beatrice in sul sinistro fianco
47 vidi rivolta e riguardar nel sole:
48 aquila sì non li s'affisse unquanco.

49 E sì come secondo raggio suole
50 uscir del primo e risalire in suso,
51 pur come pelegrin che tornar vuole,

52 così de l'atto suo, per li occhi infuso
53 ne l'imagine mia, il mio si fece,
54 e fissi li occhi al sole oltre nostr'uso.

55 Molto è licito là, che qui non lece
56 a le nostre virtù, mercé del loco
57 fatto per proprio de l'umana spece.

58 Io nol soffersi molto, né sì poco,
59 ch'io nol vedessi sfavillar dintorno,
60 com'ferro che bogliente esce del foco;

61 e di sùbito parve giorno a giorno
62 essere aggiunto, come quei che puote
63 avesse il ciel d'un altro sole addorno.

64 Beatrice tutta ne l'etterne rote
65 fissa con li occhi stava; e io in lei
66 le luci fissi, di là sù rimote.

67 Nel suo aspetto tal dentro mi fei,
68 qual si fé Glauco nel gustar de l'erba
69 che 'l fé consorto in mar de li altri dèi.

70 Trasumanar significar per verba
71 non si poria; però l'essemplo basti
72 a cui esperienza grazia serba.

73 S'i' era sol di me quel che creasti
74 novellamente, amor che 'l ciel governi,
75 tu 'l sai, che col tuo lume mi levasti.

76 Quando la rota che tu sempiterni
77 desiderato, a sé mi fece atteso
78 con l'armonia che temperi e discerni,

79 parvemi tanto allor del cielo acceso
80 de la fiamma del sol, che pioggia o fiume
81 lago non fece alcun tanto disteso.

82 La novità del suono e 'l grande lume
83 di lor cagion m'accesero un disio
84 mai non sentito di cotanto acume.

85 Ond'ella, che vedea me sì com'io,
86 a quietarmi l'animo commosso,
87 pria ch'io a dimandar, la bocca aprio,

88 e cominciò: «Tu stesso ti fai grosso
89 col falso imaginar, sì che non vedi
90 ciò che vedresti se l'avessi scosso.

91 Tu non se' in terra, sì come tu credi;
92 ma folgore, fuggendo il proprio sito,
93 non corse come tu ch'ad esso riedi».

94 S'io fui del primo dubbio disvestito
95 per le sorrise parolette brevi,
96 dentro ad un nuovo più fu' inretito,

97 e dissi: «Già contento requievi
98 di grande ammirazion; ma ora ammiro
99 com'io trascenda questi corpi levi».

100 Ond'ella, appresso d'un pio sospiro,
101 li occhi drizzò ver' me con quel sembiante
102 che madre fa sovra figlio deliro,

103 e cominciò: «Le cose tutte quante
104 hanno ordine tra loro, e questo è forma
105 che l'universo a Dio fa simigliante.

106 Qui veggion l'alte creature l'orma
107 de l'etterno valore, il qual è fine
108 al quale è fatta la toccata norma.

109 Ne l'ordine ch'io dico sono accline
110 tutte nature, per diverse sorti,
111 più al principio loro e men vicine;

112 onde si muovono a diversi porti
113 per lo gran mar de l'essere, e ciascuna
114 con istinto a lei dato che la porti.

115 Questi ne porta il foco inver' la luna;
116 questi ne' cor mortali è permotore;
117 questi la terra in sé stringe e aduna;

118 né pur le creature che son fore
119 d'intelligenza quest'arco saetta
120 ma quelle c'hanno intelletto e amore.

121 La provedenza, che cotanto assetta,
122 del suo lume fa 'l ciel sempre quieto
123 nel qual si volge quel c'ha maggior fretta;

124 e ora lì, come a sito decreto,
125 cen porta la virtù di quella corda
126 che ciò che scocca drizza in segno lieto.

127 Vero è che, come forma non s'accorda
128 molte fiate a l'intenzion de l'arte,
129 perch'a risponder la materia è sorda,

130 così da questo corso si diparte
131 talor la creatura, c'ha podere
132 di piegar, così pinta, in altra parte;

133 e sì come veder si può cadere
134 foco di nube, sì l'impeto primo
135 l'atterra torto da falso piacere.

136 Non dei più ammirar, se bene stimo,
137 lo tuo salir, se non come d'un rivo
138 se d'alto monte scende giuso ad imo.

139 Maraviglia sarebbe in te se, privo
140 d'impedimento, giù ti fossi assiso,
141 com'a terra quiete in foco vivo».

142 Quinci rivolse inver' lo cielo il viso.


Vota este artigo


Canto V

1 «S'io ti fiammeggio nel caldo d'amore
2 di là dal modo che 'n terra si vede,
3 sì che del viso tuo vinco il valore,

4 non ti maravigliar; ché ciò procede
5 da perfetto veder, che, come apprende,
6 così nel bene appreso move il piede.

7 Io veggio ben sì come già resplende
8 ne l'intelletto tuo l'etterna luce,
9 che, vista, sola e sempre amore accende;

10 e s'altra cosa vostro amor seduce,
11 non è se non di quella alcun vestigio,
12 mal conosciuto, che quivi traluce.

13 Tu vuo' saper se con altro servigio,
14 per manco voto, si può render tanto
15 che l'anima sicuri di letigio».

16 Sì cominciò Beatrice questo canto;
17 e sì com'uom che suo parlar non spezza,
18 continuò così 'l processo santo:

19 «Lo maggior don che Dio per sua larghezza
20 fesse creando, e a la sua bontate
21 più conformato, e quel ch'e' più apprezza,

22 fu de la volontà la libertate;
23 di che le creature intelligenti,
24 e tutte e sole, fuoro e son dotate.

25 Or ti parrà, se tu quinci argomenti,
26 l'alto valor del voto, s'è sì fatto
27 che Dio consenta quando tu consenti;

28 ché, nel fermar tra Dio e l'uomo il patto,
29 vittima fassi di questo tesoro,
30 tal quale io dico; e fassi col suo atto.

31 Dunque che render puossi per ristoro?
32 Se credi bene usar quel c'hai offerto,
33 di maltolletto vuo' far buon lavoro.

34 Tu se' omai del maggior punto certo;
35 ma perché Santa Chiesa in ciò dispensa,
36 che par contra lo ver ch'i' t'ho scoverto,

37 convienti ancor sedere un poco a mensa,
38 però che 'l cibo rigido c'hai preso,
39 richiede ancora aiuto a tua dispensa.

40 Apri la mente a quel ch'io ti paleso
41 e fermalvi entro; ché non fa scienza,
42 sanza lo ritenere, avere inteso.

43 Due cose si convegnono a l'essenza
44 di questo sacrificio: l'una è quella
45 di che si fa; l'altr'è la convenenza.

46 Quest'ultima già mai non si cancella
47 se non servata; e intorno di lei
48 sì preciso di sopra si favella:

49 però necessitato fu a li Ebrei
50 pur l'offerere, ancor ch'alcuna offerta
51 sì permutasse, come saver dei.

52 L'altra, che per materia t'è aperta,
53 puote ben esser tal, che non si falla
54 se con altra materia si converta.

55 Ma non trasmuti carco a la sua spalla
56 per suo arbitrio alcun, sanza la volta
57 e de la chiave bianca e de la gialla;

58 e ogne permutanza credi stolta,
59 se la cosa dimessa in la sorpresa
60 come 'l quattro nel sei non è raccolta.

61 Però qualunque cosa tanto pesa
62 per suo valor che tragga ogne bilancia,
63 sodisfar non si può con altra spesa.

64 Non prendan li mortali il voto a ciancia;
65 siate fedeli, e a ciò far non bieci,
66 come Ieptè a la sua prima mancia;

67 cui più si convenia dicer 'Mal feci',
68 che, servando, far peggio; e così stolto
69 ritrovar puoi il gran duca de' Greci,

70 onde pianse Efigènia il suo bel volto,
71 e fé pianger di sé i folli e i savi
72 ch'udir parlar di così fatto cólto.

73 Siate, Cristiani, a muovervi più gravi:
74 non siate come penna ad ogne vento,
75 e non crediate ch'ogne acqua vi lavi.

76 Avete il novo e 'l vecchio Testamento,
77 e 'l pastor de la Chiesa che vi guida;
78 questo vi basti a vostro salvamento.

79 Se mala cupidigia altro vi grida,
80 uomini siate, e non pecore matte,
81 sì che 'l Giudeo di voi tra voi non rida!

82 Non fate com'agnel che lascia il latte
83 de la sua madre, e semplice e lascivo
84 seco medesmo a suo piacer combatte!».

85 Così Beatrice a me com'io scrivo;
86 poi si rivolse tutta disiante
87 a quella parte ove 'l mondo è più vivo.

88 Lo suo tacere e 'l trasmutar sembiante
89 puoser silenzio al mio cupido ingegno,
90 che già nuove questioni avea davante;

91 e sì come saetta che nel segno
92 percuote pria che sia la corda queta,
93 così corremmo nel secondo regno.

94 Quivi la donna mia vid'io sì lieta,
95 come nel lume di quel ciel si mise,
96 che più lucente se ne fé 'l pianeta.

97 E se la stella si cambiò e rise,
98 qual mi fec'io che pur da mia natura
99 trasmutabile son per tutte guise!

100 Come 'n peschiera ch'è tranquilla e pura
101 traggonsi i pesci a ciò che vien di fori
102 per modo che lo stimin lor pastura,

103 sì vid'io ben più di mille splendori
104 trarsi ver' noi, e in ciascun s'udìa:
105 «Ecco chi crescerà li nostri amori».

106 E sì come ciascuno a noi venìa,
107 vedeasi l'ombra piena di letizia
108 nel folgór chiaro che di lei uscia.

109 Pensa, lettor, se quel che qui s'inizia
110 non procedesse, come tu avresti
111 di più savere angosciosa carizia;

112 e per te vederai come da questi
113 m'era in disio d'udir lor condizioni,
114 sì come a li occhi mi fur manifesti.

115 «O bene nato a cui veder li troni
116 del triunfo etternal concede grazia
117 prima che la milizia s'abbandoni,

118 del lume che per tutto il ciel si spazia
119 noi semo accesi; e però, se disii
120 di noi chiarirti, a tuo piacer ti sazia».

121 Così da un di quelli spirti pii
122 detto mi fu; e da Beatrice: «Dì, dì
123 sicuramente, e credi come a dii».

124 «Io veggio ben sì come tu t'annidi
125 nel proprio lume, e che de li occhi il traggi,
126 perch'e' corusca sì come tu ridi;

127 ma non so chi tu se', né perché aggi,
128 anima degna, il grado de la spera
129 che si vela a' mortai con altrui raggi».

130 Questo diss'io diritto alla lumera
131 che pria m'avea parlato; ond'ella fessi
132 lucente più assai di quel ch'ell'era.

133 Sì come il sol che si cela elli stessi
134 per troppa luce, come 'l caldo ha róse
135 le temperanze d'i vapori spessi,

136 per più letizia sì mi si nascose
137 dentro al suo raggio la figura santa;
138 e così chiusa chiusa mi rispuose

139 nel modo che 'l seguente canto canta.











 

 

 































 

 




Vota este artigo

Tag: italia


Canto XVI

1 O poca nostra nobiltà di sangue,
2 se gloriar di te la gente fai
3 qua giù dove l'affetto nostro langue,

4 mirabil cosa non mi sarà mai:
5 ché là dove appetito non si torce,
6 dico nel cielo, io me ne gloriai.

7 Ben se' tu manto che tosto raccorce:
8 sì che, se non s'appon di dì in die,
9 lo tempo va dintorno con le force.

10 Dal 'voi' che prima a Roma s'offerie,
11 in che la sua famiglia men persevra,
12 ricominciaron le parole mie;

13 onde Beatrice, ch'era un poco scevra,
14 ridendo, parve quella che tossio
15 al primo fallo scritto di Ginevra.

16 Io cominciai: «Voi siete il padre mio;
17 voi mi date a parlar tutta baldezza;
18 voi mi levate sì, ch'i' son più ch'io.

19 Per tanti rivi s'empie d'allegrezza
20 la mente mia, che di sé fa letizia
21 perché può sostener che non si spezza.

22 Ditemi dunque, cara mia primizia,
23 quai fuor li vostri antichi e quai fuor li anni
24 che si segnaro in vostra puerizia;

25 ditemi de l'ovil di San Giovanni
26 quanto era allora, e chi eran le genti
27 tra esso degne di più alti scanni».

28 Come s'avviva a lo spirar d'i venti
29 carbone in fiamma, così vid'io quella
30 luce risplendere a' miei blandimenti;

31 e come a li occhi miei si fé più bella,
32 così con voce più dolce e soave,
33 ma non con questa moderna favella,

34 dissemi: «Da quel dì che fu detto 'Ave'
35 al parto in che mia madre, ch'è or santa,
36 s'alleviò di me ond'era grave,

37 al suo Leon cinquecento cinquanta
38 e trenta fiate venne questo foco
39 a rinfiammarsi sotto la sua pianta.

40 Li antichi miei e io nacqui nel loco
41 dove si truova pria l'ultimo sesto
42 da quei che corre il vostro annual gioco.

43 Basti d'i miei maggiori udirne questo:
44 chi ei si fosser e onde venner quivi,
45 più è tacer che ragionare onesto.

46 Tutti color ch'a quel tempo eran ivi
47 da poter arme tra Marte e 'l Batista,
48 eran il quinto di quei ch'or son vivi.

49 Ma la cittadinanza, ch'è or mista
50 di Campi, di Certaldo e di Fegghine,
51 pura vediesi ne l'ultimo artista.

52 Oh quanto fora meglio esser vicine
53 quelle genti ch'io dico, e al Galluzzo
54 e a Trespiano aver vostro confine,

55 che averle dentro e sostener lo puzzo
56 del villan d'Aguglion, di quel da Signa,
57 che già per barattare ha l'occhio aguzzo!

58 Se la gente ch'al mondo più traligna
59 non fosse stata a Cesare noverca,
60 ma come madre a suo figlio benigna,

61 tal fatto è fiorentino e cambia e merca,
62 che si sarebbe vòlto a Simifonti,
63 là dove andava l'avolo a la cerca;

64 sariesi Montemurlo ancor de' Conti;
65 sarieno i Cerchi nel piovier d'Acone,
66 e forse in Valdigrieve i Buondelmonti.

67 Sempre la confusion de le persone
68 principio fu del mal de la cittade,
69 come del vostro il cibo che s'appone;

70 e cieco toro più avaccio cade
71 che cieco agnello; e molte volte taglia
72 più e meglio una che le cinque spade.

73 Se tu riguardi Luni e Orbisaglia
74 come sono ite, e come se ne vanno
75 di retro ad esse Chiusi e Sinigaglia,

76 udir come le schiatte si disfanno
77 non ti parrà nova cosa né forte,
78 poscia che le cittadi termine hanno.

79 Le vostre cose tutte hanno lor morte,
80 sì come voi; ma celasi in alcuna
81 che dura molto, e le vite son corte.

82 E come 'l volger del ciel de la luna
83 cuopre e discuopre i liti sanza posa,
84 così fa di Fiorenza la Fortuna:

85 per che non dee parer mirabil cosa
86 ciò ch'io dirò de li alti Fiorentini
87 onde è la fama nel tempo nascosa.

88 Io vidi li Ughi e vidi i Catellini,
89 Filippi, Greci, Ormanni e Alberichi,
90 già nel calare, illustri cittadini;

91 e vidi così grandi come antichi,
92 con quel de la Sannella, quel de l'Arca,
93 e Soldanieri e Ardinghi e Bostichi.

94 Sovra la porta ch'al presente è carca
95 di nova fellonia di tanto peso
96 che tosto fia iattura de la barca,

97 erano i Ravignani, ond'è disceso
98 il conte Guido e qualunque del nome
99 de l'alto Bellincione ha poscia preso.

100 Quel de la Pressa sapeva già come
101 regger si vuole, e avea Galigaio
102 dorata in casa sua già l'elsa e 'l pome.

103 Grand'era già la colonna del Vaio,
104 Sacchetti, Giuochi, Fifanti e Barucci
105 e Galli e quei ch'arrossan per lo staio.

106 Lo ceppo di che nacquero i Calfucci
107 era già grande, e già eran tratti
108 a le curule Sizii e Arrigucci.

109 Oh quali io vidi quei che son disfatti
110 per lor superbia! e le palle de l'oro
111 fiorian Fiorenza in tutt'i suoi gran fatti.

112 Così facieno i padri di coloro
113 che, sempre che la vostra chiesa vaca,
114 si fanno grassi stando a consistoro.

115 L'oltracotata schiatta che s'indraca
116 dietro a chi fugge, e a chi mostra 'l dente
117 o ver la borsa, com'agnel si placa,

118 già venìa sù, ma di picciola gente;
119 sì che non piacque ad Ubertin Donato
120 che poi il suocero il fé lor parente.

121 Già era 'l Caponsacco nel mercato
122 disceso giù da Fiesole, e già era
123 buon cittadino Giuda e Infangato.

124 Io dirò cosa incredibile e vera:
125 nel picciol cerchio s'entrava per porta
126 che si nomava da quei de la Pera.

127 Ciascun che de la bella insegna porta
128 del gran barone il cui nome e 'l cui pregio
129 la festa di Tommaso riconforta,

130 da esso ebbe milizia e privilegio;
131 avvegna che con popol si rauni
132 oggi colui che la fascia col fregio.

133 Già eran Gualterotti e Importuni;
134 e ancor saria Borgo più quieto,
135 se di novi vicin fosser digiuni.

136 La casa di che nacque il vostro fleto,
137 per lo giusto disdegno che v'ha morti,
138 e puose fine al vostro viver lieto,

139 era onorata, essa e suoi consorti:
140 o Buondelmonte, quanto mal fuggisti
141 le nozze sue per li altrui conforti!

142 Molti sarebber lieti, che son tristi,
143 se Dio t'avesse conceduto ad Ema
144 la prima volta ch'a città venisti.

145 Ma conveniesi a quella pietra scema
146 che guarda 'l ponte, che Fiorenza fesse
147 vittima ne la sua pace postrema.

148 Con queste genti, e con altre con esse,
149 vid'io Fiorenza in sì fatto riposo,
150 che non avea cagione onde piangesse:

151 con queste genti vid'io glorioso
152 e giusto il popol suo, tanto che 'l giglio
153 non era ad asta mai posto a ritroso,

154 né per division fatto vermiglio».

Vota este artigo

Abril 2009

SMTWTFS
1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30

Ficheiro

Últimos artigos

Tag

De.licio.us